Il lamento della natura contro l’alchimista errante, Jean Perreal

Il lamento della natura contro l’alchimista errante

Il lamento della natura contro l’alchimista errante 850 480 V.M. Kwen Khan Khu

Carissimi/e lettori/rici

Approfitto per scrivervi alcune linee e farvi un commento di una pittura che ha per titolo…

… IL LAMENTO DELLA NATURA CONTRO L’ALCHIMISTA ERRANTE

Il lamento della natura contro l’alchimista errante, Jean Perreal

Quest’opera artistica fu creata nel 1516. Fu opera di Jean Perreal, di Parigi, un ritrattista di successo della nobiltà francese nella prima metà del secolo XVI che, inoltre, fu scultore e disegnatore di manoscritti. Fu molto attivo in Francia, in Italia e anche a Londra.

La parte centrale di questa illustrazione alchemica ci presenta l’Alchimista in piedi mentre osserva il Mercurio, che è seduto su un focolare che, a sua volta, fa parte di un albero. Indubbiamente l’adepto sta osservando le mutazioni o trasformazioni della sua materia prima, che è mostrata per mezzo di una creatura androgina: maschio-femmina, maschile-femminile. Questo ci ricorda che la nostra tintura, o Mercurio Solforoso già integrato, lavora incessantemente nella nostra anatomia organica e nella nostra anatomia occulta. Perciò è facile apprezzare quell’incrocio che fanno le nadi (Ida e Pingala), che formano una specie di caduceo attraverso il quale ascendono gli atomi lunari e solari durante il nostro lavoro nella Forgia di Vulcano.

Si osservi che la creatura che rappresenta il Mercurio ha ali rossicce per indicarci che tale tintura si volatilizza nel nostro continente psicosomatico.

Sulla cima di quell’apparente caduceo si può apprezzare un matraccio posato su un bel fiore aureo. Questo è il mistero dell’Aureo Fiorire del quale ci parla il V.M. Samael nelle sue diverse opere sull’ars trasmutatoria

È anche molto importante rimarcare  la corona che il Mercurio Segreto ostenta sulla propria testa. Tale corona mostra vari simboli legati ai segni zodiacali. Ecco, cari amici/che, constatate le affermazioni del nostro Avatara dell’Acquario, plasmate nella sua conferenza intitolata «I pianeti metallici dell’Alchimia». In quella conferenza il nostro benedetto Patriarca fa allusioni alle profonde metamorfosi che l’Archè miracolosa crea nel nostro psichismo.

L’Adepto o alchimista è in permanente osservazione di quel che succede alla creatura ermafrodita. Questo ci parla di una regola dell’arte che ci ricorda: Vigila bene il regime del fuoco. Tutti quelli che lavorano meccanicamente con le acque battesimali non otterranno mai le diverse metamorfosi che la nostra soluzione alchemica deve apportarci. Coloro che continuino a pensare che non abbiamo bisogno di raffinarci psicologicamente e di raffinare il nostro fuoco SARANNO ASSOLUTI FALLITI. È il motivo per cui nella parte alta di quest’opera artistica vediamo il matraccio all’interno di quelle foglie gialle. Ecco il simbolo dell’Oro Filosofale. Il contenuto che si trova dentro al matraccio è di colore rosso, facendo riferimento alla Tintura Rossa, Mercurio Solforoso o Zolfo Mercuriale già fusi in un solo composto.

Un dettaglio che non vogliamo lasciar sfuggire è il fatto che, sulla cima dello pseudocaduceo di Mercurio, possiamo apprezzare, sul lato destro, un fiore in boccio, come ce ne sarebbe un altro sul lato sinistro della nostra incisione. Questi due fiori, uniti a quello centrale, costituirebbero l’emblema delle tre forze primarie della creazione, al riparo delle quali si realizza ogni forma di reazione fisica o metafisica.

A un lato dell’alchimista vediamo una specie di forno da cui fuoriescono vari matracci. Che cosa sono questi matracci? Risposta: tali matracci segnalano le varie reiterazioni del nostro lavoro col nostro muschio supremo. Molte volte si danno ordini ai lavoratori della Grande Opera di detenere i loro lavori per un periodo e poi di tornare a riprenderli quando viene loro ordinato, perciò appaiono quei vari matracci.

Allo stesso modo, è bene sottolineare che il forno che ha il fuoco accesso e sul quale è seduto lo stesso MERCURIO ci sta mostrando che la sua cozione si sta sviluppando seguendo le regole dell’arte.

Per quale ragione questa incisione è intitolata Il lamento della natura contro l’alchimista errante? Risposta: Perché, in realtà, è la natura che compie L’OPERA in noi, ovviamente guidata dal nostro Padre che sta in segreto. L’umanoide deve reggersi per mezzo delle regole dell’arte che gli segnala la sua Madre Natura e non per mezzo delle migliaia di teorie che abbondano come l’erbaccia.

Il manoscritto si trova nel Musée Marmottan Monet, Parigi.

Dettaglio della parte superiore dell’albero:

Vi consegno ora delle frasi come motivo di riflessione:

«Ogni arte è imitazione della natura». Seneca

«L’agitazione dell’arte è naturale e sana, e l’anima che la sente patisce più a contenerla che a lasciarla uscire». José Martí

«La trasmissione del pensiero per mezzo dell’arte, come la trasmissione della verità, è opera di passione e di amore». Rubén Darío

«Mostrare l’arte, occultando l’artista: tale è il fine dell’arte». Oscar Wilde

«Larte è la verità perché crea quel che deve essere». Simón Bolívar

 QUOD AGAS, ID AGAS. ─‘Ciò che fai, fallo di proposito’─.

KWEN KHAN KHU